Rimuginio e pensieri che girano

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Mancanza di motivazione? Forse stai solo riaprendo la decisione

Mancanza di motivazione o decisione riaperta? Perché rimandi proprio ciò che avevi già deciso di fare e come smettere di negoziare con te stesso.

Dott. Mario Giglio, psicologo

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Mancanza di motivazione? Forse stai solo riaprendo la decisione

Hai deciso domenica sera: da lunedì palestra alle sette, oppure quella telefonata che rimandi da settimane, oppure il capitolo da scrivere. Lunedì mattina suona la sveglia e la decisione non c’è più. Al suo posto c’è una trattativa. La chiami mancanza di motivazione, e ti sembra una diagnosi onesta. Quasi sempre non lo è.

Non è che la voglia sia sparita. È che, nel momento esatto in cui dovresti agire, stai rimettendo in discussione qualcosa che avevi già stabilito. E ogni volta che riapri una decisione, la riapri nel momento peggiore possibile: quando la fatica è lì, concreta, e il vantaggio è lontano, astratto, quasi teorico.

Perché la mancanza di motivazione è spesso una decisione riaperta

Guarda come funziona la scena. La sera, a mente fredda, ti fai una domanda: è giusto per me fare questa cosa? Rispondi di sì. La mattina dopo, senza accorgertene, ti fai una domanda diversa: ne ho voglia adesso? E la risposta è no. Il guaio è che prendi quel no come se rispondesse alla prima domanda. Come se la mancanza di voglia delle sette del mattino dimostrasse che la decisione della sera era sbagliata.

Non lo dimostra. Sono due domande diverse, con due risposte diverse, e la seconda non ha nessuna autorità sulla prima. Di mattina quasi nessuno ha voglia di fare cose faticose. Se aspetti la voglia per confermare le tue decisioni, le tue decisioni non verranno confermate quasi mai.

Tre cose che giocano contro di te

La prima è il momento. Quando decidi, il costo e il beneficio sono entrambi lontani, e li pesi in modo abbastanza equo. Quando devi agire, il costo è qui, adesso, nel corpo, mentre il beneficio resta là in fondo. In quella condizione la bilancia pende sempre dalla stessa parte. Non perché tu sia debole, ma perché la stai usando proprio quando è truccata.

La seconda è la domanda, quella che abbiamo appena visto. Scambi un «non ne ho voglia» per un «non è giusto», e chiudi la questione con la sensazione di aver ragionato. In realtà hai solo ascoltato la stanchezza.

La terza è il rinforzo. Ogni scusa che usi diventa più facile da trovare la volta successiva. Ogni trattativa persa aggiunge un mattone a una frase che conosci bene: «io non ci riesco», «non sono una persona costante». E da lì in avanti non stai più rimandando una cosa. Stai confermando un’idea di te.

Ulisse non si fidava di sé, ed è per questo che ce l’ha fatta

Nell’Odissea Ulisse sa che passerà vicino alle sirene e sa che, quando le sentirà, vorrà andare da loro. Non si racconta che sarà abbastanza forte. Decide prima, a mente lucida, e si fa legare all’albero della nave. Chiede ai compagni di non slegarlo, qualunque cosa dica in quel momento.

È una mossa più intelligente di quanto sembri: togliere la decisione dalle mani della persona che la prenderà peggio, cioè te stesso dentro la tentazione. Lo psicologo Peter Gollwitzer ha studiato a lungo una versione quotidiana di questa idea, le intenzioni di implementazione: stabilire in anticipo «quando succede X, faccio Y». Detto così sembra banale. Funziona proprio perché elimina il momento della scelta. Quando arriva X, non c’è niente da decidere. C’è solo Y.

Nella lettera da cui nasce questo articolo racconto di un titolare che rimandava le sue telefonate commerciali. Delle sessioni che aveva in programma ne faceva quattro. Poi ha smesso di chiedersi ogni mattina se fosse il giorno giusto: ha fissato un momento e una regola. È arrivato a farle quasi tutte. La sua motivazione non era cambiata. Era cambiato il posto in cui stava la decisione.

Come smettere di negoziare con te stesso

Non ti sto dicendo di non cambiare mai idea. Le decisioni vanno riviste, a volte vanno buttate. Ma vanno riviste a tavolino, in un momento stabilito prima, non mentre sei lì con le scarpe da ginnastica in mano. C’è una differenza enorme tra rivedere una scelta e riaprirla ogni volta che diventa scomoda.

La seconda cosa è scrivere in anticipo le eccezioni. La febbre, una notte passata sveglio, un figlio che sta male. Se le decidi prima, diventano regole. Se le decidi sul momento, diventano argomenti. E un argomento, alle sette del mattino, lo trovi sempre.

L’esercizio di una settimana

Per sette giorni scegli una sola cosa che hai già deciso di fare e che continui a rimandare. Su un foglio scrivi quattro risposte. Qual è la frase esatta con cui riapri la decisione, quella che ti ripeti ogni volta: «oggi no, sono stanco», «tanto lo faccio dopo», «forse non serve davvero». Quando agirai, con giorno e ora. Quali eccezioni valgono, e solo quelle. Quando rivedrai la decisione, per esempio venerdì sera.

Poi, ogni volta che la frase si presenta, rispondi con quattro parole: «Ne parliamo venerdì.» Non devi vincere la discussione. Devi solo spostarla nel momento giusto. Venerdì ti siedi e decidi davvero se continuare, cambiare o smettere. Con calma, senza la fatica addosso. Molte persone scoprono che, arrivate a venerdì, non c’è più niente da discutere.

Quando serve un aiuto in più

Tutto questo vale per le decisioni che hai preso liberamente. Se l’obiettivo te l’ha imposto qualcun altro, il problema è un altro e merita un’altra conversazione. E se la difficoltà ad agire non riguarda una cosa sola ma quasi tutto, se va avanti da settimane insieme a una stanchezza profonda o a un umore molto basso, allora non è una questione di metodo. In quel caso parlarne con uno psicologo è la scelta più sensata, e non ha niente di una sconfitta.

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